Arrigo Bongiorno (Pordenone 1930, Trieste 2006) completò gli studi commerciali serali mentre di giorno lavorava. Fece il panettiere e il pasticcere con il padre a Torre, l'orologiaio, il garzone di macelleria, il ciabattino in uno stabilimento tedesco, e altro ancora. Nel 1951 uscì la sua prima raccolta di liriche "Orizzonte basso" (ed. Il Golfo di Trieste). Nel 1953 esordì come cronista al "Messaggero di Udine". Quindi fu responsabile della redazione friulana del "Piccolo" di Trieste iniziando l'itinerario giornalistico (si diplomò a Urbino nel 1956) che lo portò a Udine, Praga, Milano. Nel 1964 pubblica "La vana rivolta" (Vallecchi) che nell'anno successivo gli vale la medaglia d'oro (di questi anni il lungo carteggio con Diego Valeri e l'amicizia con Biagio Marin). Sempre del 1964 il Premio Nazionale di Poesia Alte Ceccato. Nel 1968 pubblica il saggio politico "L'utopia bruciata" (Sugar 1968) in seguito all'invasione sovietica della Cecoslovacchia. Segue "Il pane degli altri" sui problemi dell'emigrazione (La Situazione, 1971) e la raccolta poetica "Fughe interne" (L'Asterisco, 1970). A Milano nel 1980 pubblica l'"Inchiesta sulla poesia nel Friuli Venezia Giulia" e nel 1988 le poesie "Sotto la lente" (Edizioni Concordia). Ha curato per gli Oscar Mondatori, opere di Andric, Remarque, Koestler, Dostoevskij, Gogol', Campana. Sua la prima traduzione italiana de "Lo scherzo" di Milan Kundera (Mondadori, 1969). Conoscitore della politica dell'Est europeo ha ideato e curato una pagina speciale per il giornale "Avvenire" di cui è stato redattore agli esteri per 17 anni e che gli è valsa il premio Andrei Sacharov nel 1986 conferito dall'Associazione Nazionale per i Diritti dell'Uomo. Dello stesso anno il Premio San Marco. Il primo libro di racconti di Arrigo Bongiorno è edito da ProPordenone "La strada del mai" nel 2002, cui seguono "Forum" (Rubbettino, 2004) e il reportage nel passato "L'anima dei friulani" (Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2006).
ASTENIA
Astenia di gennaio. Ma non è questo, non è questo il guaio. È il seme sotto la neve, le piume nel vento gelido, le ultime foglie arse...
La natura mi interroga, sta alla posta, mi spia: studia la nostalgia. Non provoca, non guata minacciosa; è quasi grata della mia paura.
A gennaio l'assedio è questo vento interno, questo lamento che aggroviglia il telaio, strappa i fili e progetta un'altra tessitura...
SINTONIA
Ed è già primavera. Oh melassa che imbrogli il più ingenuo degli uomini, fatti avanti, che ho sete, voglia di te! Più anni passano -più rughe scavano, più il pantano colonizza i polmoni- più mi ingannano i refoli, le canzoni insensate delle auto, gli anni statici che sibilano...
Per i tempi confusi che attraverso, il treno che mi porta è fermo -penna sopra il quaderno- sulla gelida lastra dell'inverno.
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